Granuloma eosinofilico felino: un caso clinico trattato con la radioterapia

Granuloma eosinofilico felino: un caso clinico trattato con la radioterapia

P. Laganga, DMV, MS Oncologia, V.F. Leone, DMV, Dott. sanità e qualità dei prodotti di origine animale, Spec. tecnologia e patologia avicola del coniglio e della selvaggina, S. Cancedda, DMV, MS Oncologia, PhD
Centro Oncologico Veterinario, Sasso Marconi (BO), Italia

Introduzione - Il complesso del granuloma eosinofilico (GCE) felino è una sindrome che racchiude tre forme: ulcera indolente, placca eosinofilica e granuloma lineare.1
L’eziologia è sconosciuta, tuttavia risultano implicate infezioni batteriche e virali, disordini immunitari e ipersensibilità.1,2

Il GCE si riscontra maggiormente in gatti femmine, di età media di 5 anni.2 Le lesioni della mucosa orale possono presentarsi singole o multiple, in rilievo, di consistenza dura. I sintomi clinici sono legati alla sede e al volume e includono ptialismo e disfagia.1 La diagnosi definitiva è istologica, per differenziare da altre patologie neoplastiche e non. Sono di aiuto gli esami ematici, con eventuale eosinofilia.1 La terapia comprende immunosoppressori, antibiotici per il controllo di infezioni sottostanti, chirurgia ed integratori alimentari.3 Questa sindrome è caratterizzata dalla tendenza alla recidiva, resistenza o mancata risposta alle terapie e raramente vi è regressione spontanea.2,3 In questo caso clinico non responsivo alle terapie mediche è stata proposta la radioterapia.

Descrizione del caso - Picci è un gatto femmina sterilizzato di 10 anni con un’anamnesi pregressa di stomatiti ricorrenti, trattate ciclicamente con terapia cortisonica ed antibiotica. Tali lesioni, dopo una iniziale risposta alla terapia, risultavano ingravescenti nel tempo. Alla visita clinica si riscontrava scialorrea con striature ematiche, difficoltà a muovere la lingua e masticamenti a vuoto. All’esplorazione del cavo orale si notava una neof. ventralmente alla lingua a sinistra, a cavolfiore, non ulcerata, i linf. mandibolare e prescapolare sinistri erano megalici. I profili emato-biochimico, coagulativo e delle urine risultavano nella norma, il test FIV-FeLV era negativo. Veniva quindi effettuata una TC total body con biopsia della lesione e citologia dei linfonodi.

La TCTB mostrava a livello della reg. ventrale della lingua a sinistra una lesione di forma ovalare a margini mal definiti con captazione periferica di mdc, centro ipodenso, di 1.8x1x0.7cm. I linf. MN e PS risultavano lievemente megalici, mentre il resto della stadiazione era negativa. Dalla biopsia risultava un GCE felino, mentre i linfonodi erano iperplastici.

Scartata l’ipotesi chirurgica dai proprietari perché invasiva, veniva proposto un ciclo di radioterapia (RT), consistente in 5 frazioni da 4 Gy ciascuna, bisettimanali.
La RT è stata ben tollerata, con effetti collaterali acuti di grado 1 mucosali, secondo i toxicity criteria of VRTOG.4

A tre mesi di distanza dalla RT Picci era in remissione completa (RC), che perdurava da 7 anni senza alcun sintomo clinico correlato. Tre anni dopo la RT veniva riscontrato un nodulo di 1 cm a livello della coscia destra. Dopo biopsia, con diagnosi di sarcoma da inoculo, si procedeva a stadiazione mediante TCTB. Asportata la lesione con margini, veniva concordato un ciclo di RT di 6 sedute.

A sette anni dalla RT orale però, nella stessa zona anatomica, si riscontrava una lesione a rapida crescita, ulcerata che non permetteva più a Picci di alimentarsi correttamente.

Veniva eseguita una TCTB e dall’esame citologico la lesione risultava compatibile con carcinoma squamocellulare (SCC). I proprietari a causa dei sintomi clinici rapidamente ingravescenti optavano per l’eutanasia.

Conclusioni - Il GCE è una patologia trattata in prima istanza con terapie mediche. Queste però hanno effetti collaterali e, anche in caso di risposta clinica, devono essere perpetuate nel tempo o effettuate a cicli. Inoltre c’è la possibilità che il gatto non risponda alle terapie o che recidivi dopo un certo periodo di tempo.2,3 In questi casi si valuta l’opzione chirurgica. La chirurgia in zone delicate come la lingua però non è sempre attuabile e comporta una serie di rischi perioperatori e un post-operatorio delicato. Qualora l’ipotesi chirurgica non possa essere attuata o venga scartata dal proprietario, la RT può essere una valida opzione. La RT si è dimostrata ben tollerata, con un eccellente risultato clinico (RC) ed estetico e ha permesso a Picci di avere una qualità di vita eccellente per un tempo molto lungo (7 anni), durante il quale i proprietari non hanno dovuto effettuare alcun trattamento medico.

È stato alla fine diagnosticato un SCC che ha portato i proprietari di Picci alla decisione dell’eutanasia. Questo tumore può essere spontaneo o secondario alla RT. Questa evenienza, di cui si è parlato in sede di visita, è descritta, sia in medicina umana che veterinaria, ma con una stima dell’1%.5 Considerando il caso nel suo complesso, la mancata risposta alle terapie effettuate, la sede, il volume tumorale, l’invasività chirurgica, la sintomatologia ingravescente e l’età di Picci, la radioterapia è stata una scelta ottimale che ha permesso un’ottima qualità di vita ed una prognosi migliore.

Bibliografia

  1. Smith M.M. Disturbi delle gh. saliv. In Trattato di clin. Med. Vet.Mal. del cane e del gatto. Ettinger S.J., Feldman E.C.2° ed it, p.1118. Roma: Arti graf.Edit., 2002.
  2. Liptak JM,Withrow SJ. Oral tumors. In Withrow & MacEwewn’s Small An. Onc.,Withrow S.J.,Vail D.M. 4th ed, p. 471. Philadelphia: Saunders, 2007.
  3. Fondati A., Bardagì M. Quad derm 2003. Giu 8(1):7-11.
  4. LaDue T, Klein MK. Toxicity criteria of the veterinary radiation therapy oncology group. Vet Rad Ultr.2001.42(5):475-476.
  5. Giannini L,et al. Radiation-Induced Sarcoma of the Head and Neck:A Review of the Literature. Front Onc. 2018,17(8):449:1-5.
Pubblicato su Veterinaria - anno 33 - n. 4 - agosto 2019
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